Il Canone
Il Canone dell' Antico Testamento

Si ritiene per certo che Esdra, sacerdote e scriba, sia stato l' autore della prima raccolta degli scritti sacri ispirati da Dio. Quando gli Ebrei tornarono in Palestina, dopo i settanta anni di cattività in Babilonia, si risvegliò un interesse per gli scritti sacri (Nehemia 8) ed i Giudei credono che proprio in quel perieodo sia stata istituita la cosiddetta Grande Sinagoga, che comprendeva 120 membri, con Esdra suo primo presidente. L' attività di questo consiglio consisteva nel raccogliere, compilare e preservare per il mondo intero tutti i manoscritti sacri. Se ciò è vero, ed esistono buone ragioni per crederlo, possiamo essere certi che Dio non soltanto ispirò la forma scritta di questi libri, ma guidò altresì la loro preservazione e la loro identificazione. I Giudei hanno suddiviso e raggruppato gli scritti sacri, secondo un ordine diverso da quello seguito nella nostra Bibbia oggi. La raccolta di questi libri è stata in seguito indicata col termine canone della Scrittura. Canone è una parola greca che significa "canna", bastone, regola. I Greci chiamavano il regolo del falegname o il metro, "un canone". Quindi, la parola è stata usata in senso lato per stabilire una norma e una regola morale, di lingua, di arte, di condotta, ecc... Quando l' apostolo Paolo esorta i Galati a camminare "secondo questa regola" (Galati 6:16), usa l termine canone. Perciò, "il canone della Scrittura" sta ad indicare il fatto che questi testi stati riconosciuti affidabili una volta per sempre e distinti da tutti gli altri perchè potessero "srvire come norma di fede".
Giuseppe Flavio, il famoso storico ebreo, nato in Palestina nel 37 d.C., quindi al tempo della conversione di Paolo, profondo conoscitore della letteratura ebraica, così scriveva: "Presso di noi, non c'è una massa senza numero di libri, tra di loro in disaccordo e in opposizione; ne abbiamo ventidue che racchiudono la storia di tutte le età passate e sono meritatamente creduti divini. Di essi, cinque sono di Mosè e contengono le leggi e la tradizione dell' umanità dai primordi fino alla morte dello stesso Mosè: questo spazio di tempo comprende circa tre millenni. Dalla morte di Mosè a quella di Artaserse, che è stato il re dei Persiani dopo Serse, i profeti succeduti a Mosè scrissero in tredici libri le opere da loro compiute. Gli altri quattro contengono inni a Dio e precetti utili alla vita umana. Da Artaserse fino a noi è stata anche scritta la storia di ogni singola epoca; ma i libri rispettivi non sono stati giudicati degni della fede che godevano quelli anteriori, perchè la successione dei profeti è meno esatta. La prova evidente della venerazione che abbiamo per i nostri libri si desume da questo: che sebbene tanti secoli siano trascorsi, nessuno mai ha osato aggiungervi, togliervi, cambiarvi mezza parola" (Antichità Giudaiche).
Questi ventidue libri, come i Giudei li dividevano, corrispodono ai trentanove libri dell' Antico Testamento, come li abbiamo nelle nostre Bibbie evangeliche.
Le Bibbie cattolico-romane, ed occasionalmente qualche Bibbia evangelica, hanno posto tra l' Antico e il Nuovo Testamento un numero di libri conosciuti come apocrifi. Questi libri definiti "deuterocanonici" dalla chiesa cattolico-romana, cioè aggiunti ai canonici, sono entrati a far parte della Bibbia ufficiale cattolica l' 8 aprile 1546 con decreto del Concilio di Trento. Sono antichi libri giudaici che, come abbiamo visto, Giuseppe Flavio afferma non facessero parte del Canone della Scrittura e che noi non accettiamo come parte della Parola di Dio ispirata. Per la maggior parte sono libri che rivestono un certo interesse; due, i libri dei Maccabei, posseggono un valore storico. I libri apocrifi (cioè, di "significato oscuro") sono: I e II Maccabei, Tobia, Giuditta, aggiunte al libro di Ester, III Esdra, aggiunte al libro di Daniele (Susanna e Bel e il dragone), la preghiera di Manasse, Baruc, la lettera di Geremia, l' Ecclesiastico, la Sapienza di Salomone. Che questi libri non siano divinamente ispirati e non possano essere considerati parte del canone della Scrittura, si deduce dai seguenti fatti:

  • 1.Nessuna porzione degli apocrifi è stata scritta in ebraico, ma tutti in greco, da autori Ebrei, e non hanno mai fatto parte del canone palestinese. A questo proposito Girolamo affermava: "La chiesa li legge per trarne esempio di vita ed istruzione, ma non li utilizza per stabilire qualche dottrina".
  • 2.Sono stati scritti oltre un secolo dopo la chiusura del canone dell' Antico Testamento.
  • 3.Non sono mai stati riconosciuti dai Giudei o dai loro scrittori come minimamente ispirati.
  • 4.Di circa duecentoottanta dirette citazioni dell' Antico Testamento fatte da Gesù e dagli scrittori del Nuovo Testamento, neanche una è tratta dai libri apocrifi.


Anche un bambino potrebbe notare chiaramente la differenza tra gli apocrifi e la Bibbia ebraica relativamente allo stile, al carattere e al soggetto. Cirillo di Gerusalemme, nato nel 315 d.C. circa, afferma che anche ai suoi giorni i libri apocrifi non erano stati inclusi nella versione dei "Settanta", la traduzione greca dell' Antico Testamento.
Non esiste il minimo dubbio, dopo un esauriente ed accurata analisi di molti studiosi per centinaia di anni, che la nostra Bibbia evangelica nella versione in nostro possesso contenga i libri dell' Antico Testamento sostanzialmente come furono lasciati dagli scrittori ispirati.
Gesù rimproverò i Farisei e gli Scribi per la loro ipocrisia e cecità spirituale, ma essi non vennero mai considerati colpevoli di aver corrotto il testo sacro. Gli scribi copiavano i libri sacri in maniera così accurata che difficilmente commettevano qualche errore e i Sadducei, che seguivano soltanto il Pentateuco, non furono mai accusati di aver apportato la sia pur minima correzione al testo sacro.
L' ebraico è la lingua nella quale è stato scritto l' Antico Testamento, nella sua quasi totalità. Tuttavia, dopo la cattività babilonese, la lingua ebraica mutò gradualmente, come l' italiano moderno è diverso da quello del duecento. Molti Giudei del tempo di Nehemia non riuscivano più a leggere le Scritture in ebraico, perciò quando si procedeva alla lettura pubblica dovevano essere tradotte in aramaico e commentate. Un riferimento a questo costume lo troviamo in Nehemia 8:1-8. Il verso 8 dice: "Essi leggevano nel libro della legge distintamente ; e ne davano il senso, per far capire al popolo quel che s' andava leggendo". Queste spiegazioni venivano date nella lingua parlata, in aramaico appunto. Era la lingua internazionale dell' impero persiano, che risentiva di qualche mescolanza di ebraico. L' aramaico era la lingua parlata in Palestina al tempo di Gesù e quindi rappresentava la lingua madre del Maestro. Ricorderete le parole usate spesso da Gesù: "Talithà cumì" (Marco 5:41); "Effathà" (Marco 7:34); "Eloì, Eloì, lamà sabactanì" (Marco 15:34). Queste particolari espressioni sono tutte termini aramaici apparsi integralmente nel testo biblico.
Nell' Antico Testamento Ebraico si trovano quattro piccole porzioni scritte in aramaico, e sono: Esdra 4:8-6,18; 7:12-26; Daniele 2:4-7, 28; e Geremia 10:11. Dio ha permesso che questi testi in aramaico venissero inclusi nella Bibbia per annunciare direttamente ai pagani alcune verità. In Geremia 10:11 il Signore dà agli Ebrei il testo esatto che dovevano ripetere ai pagani: "Così direte loro: Gli dei che non hanno fatto i cieli e la terra, scompariranno di sulla terra e di sotto il cielo". La parte in corsivo è interamente in aramaico, la lingua dei Caldei.
Ancora oggi, nelle loro sinagoche gli Ebrei leggono dall' antico testo ebraico, e non dai libri come i nostri, ma da un rotolo che deve essere aperto tutte le volte che viene usato. L' antica scrittura ebraica era costituita di sole consonanti; ad esempio per scrivere Daniele si scriveva DNL. Ma se si doveva leggere DNL come si sarebbe pronunciata la parola? Forse "Daniele", ma anche in altri modi. Perciò, per preservare il suono esatto e la pronuncia corretta delle parole, alcuni noti studiosi Ebrei idearono un sistema di punti e segni che indicavano vocali corrispondenti, da inserire sopra o sotto le consonanti. Questi studiosi furono chiamati Massoreti dal termine ebraico Massora, che significa "tradizione". L' opera è stata compiuta tra il 600 e il 900 d.C.
Abbiamo appena parlato dell' aramaico che gli Ebrei parlavano a partire dal periodo successivo alla cattività e del fatto che anche ai giorni di Gesù Cristo erano necessarie traduzioni e sèiegazioni del testo ebraico letto in pubblico. Alcune di queste parafrasi sono state fissate per iscritto. I commenti o interpretazioni dell' Antico Testamento furono chiamate Targum (al plurale: "Targumim"). Ne esistono oggi sette, tre sul Pentateuco, uno sui profeti, e tre su altre porzioni dell' Antico Testamento. I più conosciuti sono: quello di Onkelos, di Jonathan Ben Uziel ed il Targum di Gerusalemme. I targumim sono molto interessanti e di grande aiuto per stabilire con esattezza l' originale, e provano chiaramente l' esistenza di un testo precedente.
Quale "Bibbia" usarono Paolo, gli altri apostoli, coloro che man mano si convertivano, i cristiani dell' era apostolica in Asia Minore, in Egitto, in Grecia, in Italia? Naturalmente possedevano soltanto l' Antico Testamento, perchè il Nuovo Testamento non si era ancora formato. Non potevano leggere il testo ebraico, anche se molti di loro erano Ebrei, perchè la lingua dei Giudei era l' aramaico. Molti Giudei si erano trasferiti nei paesi appena indicati e parlavano la lingua locale. Nella sua provvidenza Dio aveva meravigliosamente preparato la via perchè la verità si diffondesse. Con le conquiste del grande generale macedone Alessandro il Grande, e il sorgere dell' impero greco che si estendeva in tutti i paesi del bacino del Mediterraneo Orientale, il greco divenne la lingua ufficiale dal 336 a.C., cosicchè, quando il Nuovo Testamento venne scritto direttamente in greco, vaste moltitudini furono in grado di comprenderlo. Ma come poterono essere letti i libri dell' Antico Testamento?
Tra i Giudei di lingua greca ve ne erano molti che seguivano devotamente la fede dei loro padri. Credevano nell' Iddio di Abramo, Isacco, e di Giacobbe. Perciò, si interessarono alla traduzione delle Scritture ebraiche in greco, destinata a diventare la prima versione dell' Antico Testamento. L' Antico Testamento greco fu definito dei "Settanta" generalmente indicato in numeri romani "LXX". Questo titolo deriva dal fatto che sarebbero stati settantadue anziani a compiere l' opera di traduzione. Esiste un racconto leggendario in una lettera scritta da un certo Aristea, che parla di questa versione compiuta da settantadue Ebrei, sei per ogni tribù, i quali nell' isola del Faro, davanti ad Alessandria, la realizzarono in settantadue giorni. La realtà si fonde così bene con la leggenda che è difficile appurare la verità, ma il fatto rimane che l' opera fu portata a termine dagli Ebrei alessandrini tra il 285 e il 132 a.C.
Divenne la versione usata da un vasto numero di credenti. La versione dei Settanta era il libro delle "Sacre Scritture" che Timoteo studiò nella sua fanciullezza. E' anche l' Antico Testamento che i credenti di Berea esaminarono "per veder se le cose stavan così" (Atti 17:11).
Quando Paolo, nelle sue epistole scritte in greco, citava l' Antico Testamento, usava la versione dei Settanta, parola per parola. Gesù stesso era familiare con questa versione e venne usata anche dai maggiori esponenti del cristianesimo nei primi secoli dell' era cristiana.

Il Canone Del Nuovo Testamento

Per quanto riguarda la conferma indiretta del canone del Nuovo Testamento da parte dell' apostolo Giovanni, è stato scritto: "Non siamo informati di qualche autorevole dichiarazione di Giovanni apostolo riguardo agli scritti canonici... E' però una importante circostanza il fatto che Giovanni sia sopravvissuto di parecchi anni al completamento della rivelazione divina nella Bibbia. Egli era nella condizione di poter distinguere, sulla base dell' autorità apostolica, i libri ispirati da quelli non ispirati in circolazione all' epoca tra le chiese. Se necessario poteva essere interpellato su ogni questione che riguardava la divina autorità dei libri della Sacra Scrittura. La intimità personale di Giovanni con Gesù e la sua familiarità con gli scritti dei suoi confratelli apostoli e degli altri, e noi possiamo aggiungere, la sua venerazione profonda per la gloria del Suo Maestro, della Sua persona e della Sua opera, lorendevano idoneo più di tutti gli altri a tramandare alla chiesa l' intera Bibbia. Abbiamo evidenza positiva che neppure uno degli scritti successivi a quelli di Giovanni sia stato mai inserito nel canone del Nuovo Testamento(...)".
I pii studiosi che vengono indicati con termine improprio di "padri" della chiesa apostolica hanno citato copiosamente dai Vangeli, dalle Epistole e più tardi dall' Apocalisse.
Molti anni or sono... un gruppo di studiosi si incontrò ad un ricevimento e durante la conversazione qualcuno fece una domanda alla quale nessuno dei presenti riuscì a rispondere. La domanda era: "Supponiamo che il Nuovo Testamento fosse stato distrutto, ed ogni copia fosse andata perduta alla fine del terzo secolo, sarebbe stato possibile ricostruirlo dagli scritti in base agli scritti dei "padri" del secondo e del terzo secolo?". La domanda meravigliò i presenti e nessuno rispose. Due mesi dopo, uno del gruppo visitò Sir Davide Dalrymple, che era stato presente a quel ricevimento, il quale, mostrandogli un tavolo coperto di volumi, gli disse: "Vedi questi libri, ti ricordi la domanda sul Nuovo Testamento e la testimonianza dei padri della chiesa? Ebbene quella domanda mi ha incuriosito e siccome posseggo tutte le opere esistenti degli esponenti principali della chiesa del secondo e anche del terzo secolo, ho cominciato le mie ricerche e fino ad ora ho trovato citato l' intero Nuovo Testamento meno undici versi".
Questa dichiarazione rappresenta da sola un' evidenza del fatto che i libri del Nuovo Testamento dovevano già esistere altrimenti nessuno avrebbe potuto citarli, e siccome lo stile e la lingua degli scritti dei padri apostolici è permeata di verità bibliche, gli autori vivevano certamente nell' atmosfera del Nuovo Testamento. Alcuni di questi padri erano vissuti con alcuni contemporanei degli apostoli ed avevano avuto con loro contatti personali e comunione fraterna. Altri ancora avevano conosciuto personalmente alcuni apostoli. Origene di Alessandria d' Egitto, uno degli esponenti più noti del cristianesimo, nato nel 185 d.C., scrisse molti libri. La maggior parte di questi sono andati perduti, ma da quelli che sono giunti sino a noi si possono ricavare due terzi del Nuovo Testamento.
Marcione, un eretico vissuto durante l' impero di Antonino Pio (138-161 d.C.), si appella ad una regola di fede che consisteva del Vangelo e dell' "Apostolicon". Quest' ultimo conteneva dieci epistole di Paolo che erano ritenute degne d' autorità. Nel periodo successivo, altri esponenti del cristianesimo citano e si riferiscono particolarmente a vari libri del Nuovo Testamento come se già costituissero una raccolta autorevole di documenti sacri.
Tertulliano, un famoso scrittore cristiano nato nel 150 d.C. a Cartagine da un centurione romano, che aveva ricevuto una vasta istruzione nella filosofia pagana e si era convertito all' età di quarant' anni, attribuisce i quattro Vangeli a Matteo, Marco, Luca e Giovanni e nelle sue opere conosciute riporta 2500 citazioni del Nuovo Testamento di cui 200 soltanto del Vangelo di Giovanni. Possiamo quindi individuare in quanto detto una evidenza dell' esistenza di documenti della "Scrittura" riconosciuti come ispirati.